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Le nespole: brutte ma buone

3 maggio 2013 • EatingComments (0)5761

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Ho scoperto che in dialetto piemontese “puciu” significa nespola, e il detto “stare come un puciu” si riferisce alla consuetudine di raccogliere le nespole ancora acerbe a fine autunno e lasciarle maturare in un letto di paglia fino a primavera. Ora capisco anche l’altro detto popolare “con il tempo e con la paglia maturano le nespole”. Il frutto diventa commestibile dopo mesi di maturazione dalla raccolta, cambia gusto e colore, muta le proprie caratteriste chimiche e organolettiche.

Siamo a maggio, sui banchi del mercato arrivano i primi frutti della stagione primaverile. Si inizia con le nespole, colore arancio, gusto acidulo, buccia e semi molto spessi.

Notevoli le proprietà benefiche, diuretiche, normalizzano il metabolismo e l’intestino, ricche di vitamina c e di tannino. Gusto molto particolare, direi da intenditore.

Due le varietà in commercio, quella europea, produzione locale, da amatore, quasi introvabile, e quella giapponese, importata in europa dal 700, più polposa rispetto alla prima e più diffusa in commercia. Ottime frullate con la panna e lo zucchero di canna.

 

 

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