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Miele amaro

22 maggio 2013 • LocalComments (0)1314

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La primavera che tarda a carburare, le piogge intense e la temperatura bassa non sono solo un fastidio per chi vorrebbe staccare la spina due giorni e passare un fine settimana al mare. L’agricoltura sta subendo danni importanti e in particolare gli apicoltori denunciano perdite di produzioni che possono avvicinarsi al 50% sull’intero anno.

Nelle arnie le operose api prima immagazzinano il miele per loro nella parte bassa della struttura, sui fogli cerei, e poi sul melario che è posto nella parte superiore. La scarsa possibilità di uscire, le fioriture ritardate e la pioggia costringono gli insetti a stare rinchiusi in casa riducendo le ore di lavoro.

Il risultato è che per ora i melari restano pressoché vuoti dato che l’attività ridotta si concentra nel mantenimento dell’alveare e non c’è tempo per occuparsi delle scorte.

Quest’anno, in particolare al nord-ovest d’Italia, salta quasi completamente la produzione del miele di tarassaco e di ciliegio e si riduce di molto la produzione del miele di robinia. A rischio anche le produzioni del classico millefiori e del miele di tiglio (che speriamo si salvi se prima dell’inizio di giugno riprenderà una stagione normale).

La minore produzione di miele non è l’unica conseguenza della scarsa attività delle api. Anche la ridotta capacità di impollinazione garantita dagli insetti come le api produrrà generali riduzioni di produzioni nella frutta. La stagione fredda passerà prima o poi ma resteranno a lungo gli effetti negativi di un maggio piovoso e freddo come non accadeva da 200 anni.

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