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Il 63% degli italiani è favorevole all’apertura delle Moschee

26 agosto 2013 • StyleComments (0)1129

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I dati del sondaggio che, anche quest’anno, Gfk Eurisko ha condotto per conto della Chiesa Valdese sul fatto religioso sono stati presentati nella serata di ieri a Torre Pellice da Paolo Naso, politologo dell’Università di Roma La sapienza, e commentati dai giornalisti Aldo Maria Valli e Gabriella Caramore, da Agnese Cini, fondatrice dell’Associazione Biblia, dal pastore Eugenio Bernardini e dal Ministro Cecile Kienge, durante il dibattito dal titolo “Santa ignoranza. Gli italiani, il pluralismo delle fedi, l’analfabetismo religioso”.

I dati che emergono dal sondaggio, già anticipati nel pomeriggio in conferenza stampa, sono decisamente interessanti. Le domande spaziano dalla conoscenza della materia religiosa ai temi eticamente sensibili, ed il quadro d’insieme è molto chiaro: gli italiani “secolarizzati” pregano abitualmente, il 50,9% dichiara di farlo, l’11% dichiara di andare a messa regolarmente, il 92% dice di essere cattolico, ed il 90% sostiene di avere ricevuto una educazione cattolica. Meno del 20% degli italiani sa citare i dieci comandamenti, addirittura solo il 17% ricorda il celeberrimo “non uccidere”. Il 56% degli italiani si dice favorevole all’educazione della religione nelle scuole. Sui temi eticamente sensibili gli italiani fanno di testa propria rispetto alle posizioni ufficiali della chiesa cattolica, di cui si professano in maggioranza credenti: il 63% sono favorevoli al riconoscimento delle coppie gay, il 74% sono a favore del testamento biologico e il 65% alla inseminazione eterologa. Infine, dato molto interessante il 63% degli italiani è favorevole all’apertura delle moschee.

Oltre alla distanza trai numeri di quanti amano dirsi cattolici, il 90%, rispetto a quanti vanno a Messa, il 10%, quello che emerge è un vero e proprio “analfabetismo religioso degli italiani”. Secondo Paolo Naso i numeri fanno pensare ad una platea in maggioranza di “cattolici, analfabeti, eticamente individualisti. L’analfabetismo religioso in una società multiculturale è un veicolo di discriminazione e razzismo. Le chiese e le comunità di fede hanno un ruolo nei percorsi di integrazione, ma non commettiamo l’errore di affidare loro un ruolo di supplenza. L’alfabetizzazione non riguarda chi crede ma tutti.”

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