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La Bocciofila 2.0

3 agosto 2013 • BocciofileComments (0)2419

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Cosa c’entra un Toga Party o la musica in giardino con lo Sporting Dora della Torino postindustriale che tenta con coraggio di capire da che parte va il mondo e come riutilizzare un patrimonio di storia, di tradizioni e di strutture che rischiano di diventare archeologia industriale?  

Il complesso che oggi si chiama Sporting Dora, nacque come Michelin Sport Club, nel 1937, al fondo di corso Umbria, verso la Piazza Piero della Francesca. Lo stabilimento della Michelin Italia, sorto nel 1906, si amplio negli anni a seguire, fino ad occupare un migliaio di dipendenti nello stabilimento di Via Livorno. L’azienda decide di rafforzare la sua presenza sul territorio e costruisce il dopolavoro, sostituendo la precedente struttura di Via Verolengo nata nel 1920. Nasce il Michelin Sport Club, una struttura polivalente al cui interno vengono ospitate varie attività sociali, ed in cui trovano posto un cinema, un teatro, una sala faste, un ristorante e diversi campi sportivi. L’impianto conosce il punto di massima espansione dagli anni del primo dopoguerra fino al 1982, anno in cui l’azienda decide di traslocare la produzione in altri stabilimenti più funzionali, tra cui quello di Basse di Stura.

La struttura dello Sporting Dora mantiene intatti i tratti, e per certi versi i fasti di questa eredità: l’ingresso ad ampie vetrate, i busti, gli arredi, i rivestimenti interni. Il tempo e l’incuria complessiva lascia comunque intuire le potenzialità del complesso, centrale rispetto allo sviluppo di una intera area ancora alla ricerca di una identità definita. Nel frattempo si è tentata una collaborazione che si sta rivelando molto efficace tra la gestione attuale e un gruppo di organizzatori di eventi musicali e ricreativi, capaci di portare utenti nell’impianto decisamente inusuali per una “bocciofila”, nello spirito della condivisione dello spazio e della sua destinazione d’uso.

Esperimenti di questo tipo non sono una novità assoluta, vedi ad esempio le serate organizzate alla Mossetto in occasione di “Avanzi di Balera”, e rappresentano forse una strada possibile di rigenerazione di esperienze, quelle dei “dopolavori” che oggi rischiano di diventare archeologia industriali ma che sono un patrimonio straordinario della città. In una città che è stata capitale della manifattura per un secolo, le strutture di questo genere sono numerose. Occorre capire come valorizzarne l’esperienza, la storia e la presenza sul territorio. E come coinvolgere chi nelle bocciofile non ci va più, dal momento che se cambia il modo di lavorare allora cambia anche il modo di vivere e di vivere le proprie relazioni al di fuori del lavoro. Poco importa se a bocce ormai giocano in pochi. Anziché avere solo campi da bocce, magari, se ne può avere uno da Beach Volley con la sabbia per attirare un pubblico diverso che prima o poi una partita a bocce potrà provare a farla.

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