Progetto ex-ISVOR 018

La travagliata storia dell’Isvor

31 maggio 2013 • La città che cambiaComments (0)1699

Progetto ex-ISVOR 018

La protesta degli operai che ieri sono saliti su una gru nel cantiere di corso Dante per richiedere lo sblocco dei pagamenti, in ritardo di mesi, è solo l’ennesima vicissitudine – forse nemmeno l’ultima – di una lunga serie, iniziata nel 2007, che ha interessato l’area ex Isvor, sede della prima fabbrica della Fiat.

Sei anni fa, nell’ottica della dismissione di alcune proprietà, la Fiat decise di cedere l’area sulla quale erano sorti i primi capannoni della sua storia. Un immenso quadrilatero compreso tra corso Dante, corso Massimo D’Azeglio, via Monti e via Marenco all’interno del quale le linee produttive avevano poi lasciato spazio, negli anni Cinquanta, all’Isvor, la scuola da cui uscivano quadri e dirigenti della società.

L’area venne acquistata da una società immobiliare che subito decise di presentare un progetto per l’edificazione di un mega-complesso residenziale e terziario. Immediata la levata di scudi dei residenti. Nella zona, caratterizzata prevalentemente da villini Liberty e normali condomini,  un mostro di cemento che avrebbe generato insostenibili volumi di traffico in una zona già di per sé intasata non lo voleva proprio nessuno. Anche la Soprintendenza ci mise del suo, prima approvando poi negando la sopraelevazione del corpo di fabbrica esistente (sottoposto a tutela e quindi impossibile da abbattere).

I progettisti rividero il progetto ma quando si presentarono con i disegno di una torre alta 70 metri, nel tranquillo quartiere a due passi dal Valentino dagli scudi si passò alle barricate. Comune e circoscrizione mediarono e alla fine il progetto del grattacielo venne accantonato. Erano gli stessi anni in cui si discuteva dell’altro grattacielo, quello di Intesa San Paolo.

Tutti i progetti che vennero presentati in seguito furono bocciati dai residenti che, tout court, non volevano un complesso residenziale accanto alle loro case e presentarono un ricorso al Tar, respinto e un secondo ricorso al Consiglio di Stato anch’esso respinto.

Poco più di un anno fa i lavori sono iniziati e oggi è già possibile vedere lo scheletro di uno degli edifici. Non vi è più notizia invece dei piani per il traffico e delle strategie che il Comune aveva promesso di adottare per minimizzare l’impatto del nuovo complesso (nel quale dovrebbero trasferirsi circa 200-300 famiglie) e del nuovo parcheggio da 450 posti. Corso Dante è infatti una delle arterie più congestionate perché collega l’Oltrepo al quartiere di San Salvario e quest’ultimo alla Crocetta bypassando anche la ferrovia. Fiume e ferrovia sono due nodi che finiscono, almeno in certe ore, per trasformare il corso in una camera a gas.

Ieri l’ennesima disavventura. La protesta di sei operai che non ricevono lo stipendio da mesi e che solo dopo aver ricevuto garanzie dalle aziende hanno deciso di scendere dalla gru, minacciando di riprendere la protesta qualora le promesse venissero disattese.

Alessandro P.

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